La Rocca di San Simeone

A nord di Aleppo, in Siria, sorge un complesso di strutture risalente al V secolo, noto come Qal’at Sim’an (“Rocca di Simeone). È il primo convento cristiano costruito in Siria, e per secoli è stato una delle maggiori mete di pellegrinaggio per i fedeli della regione. La sua costruzione in questa specifica zona montuosa, a soli 30 km dal grande centro (forse una delle città più antiche del mondo) non è casuale. L’imperatore Zenone, salito al potere fra molte vicissitudini, ne fa un monumento paradigmatico proprio nell’anno che tradizionalmente mette una pietra sull’Antichità e inaugura una nuova, imprecisa ed esageratamente lunga epoca, il Medioevo.  L’anno è ovviamente il 476. Simeone lo Stilita si è spento nemmeno dieci anni prima, e la sua straordinaria vita si offre perfettamente agli intenti di Bisanzio, desiderosa di sradicare il locale zoccolo duro dei siriaci monofisiti per imporre il credo niceano-calcedonese. Il celebre eremita, che ha vissuto per 37 anni in cima ad una colonna, è già in vita uno dei personaggi più famosi del V secolo: i pellegrini lo raggiungono dalle Gallie, dalla Spagna e dalla Britannia solo per potergli parlare o ricevere da parte sua una benedizione. Lui per tutta risposta, almeno secondo la tradizione, alza di anno in anno il livello del proprio giaciglio, fino ad arrivare alla fantasmagorica altezza di 18 metri dal suolo. Lassù può godere finalmente dell’agognata solitudine e vivere a pieno l’ascesi. L’afflusso di fedeli però, a quanto pare, non scema mai nemmeno dopo la morte del santo. È un continuo arrivare di genti, e rigorosamente uomini (Simeone non permette alle donne di profanare il luogo santo; sembra che abbia rifiutato anche un colloquio alla madre). Le leggende su di lui fioriscono, com’è prevedibile, e non manca chi imita il curioso eremitaggio, praticamente inventato da lui. Realtà e finzione si confondono e sono poche le notizie attendibili su chi sia stato effettivamente questo eccentrico tipo (anche se non così eccentrico per il quadro religioso paleocristiano). Fra i pochi a darci informazioni biografiche su Simeone c’è un suo amico intimo: Teodoreto vescovo di Cirro. Il sant’uomo sarebbe nato umile pastorello nei dintorni della grande Antiochia, a Sissa, attorno al 380. Fin da bambino mostra un fervore religioso insolito, fino a che, a soli undici anni, non decide di abbandonare la famiglia e dedicarsi solo a Dio. Giunge quindi al monastero, ben più umile ora di come sarà in seguito, nella porzione settentrionale del massiccio del Bèlus. Si attira ben presto le antipatie degli altri monaci a causa del suo comportamento fuori dalle righe ed estremo. Una volta, accecati dal misterioso fetore emanato dal ragazzo, scoprono sotto le sue vesti un corpo dilaniato e alla mercé di vermi e mosche: si spiega così la scomparsa della corda per il secchio che i monaci usano al pozzo, riciclata dal pio novizio per fustigarsi a sangue. L’episodio scatena la furia dei monaci, che lo allontanano poco gentilmente. Ma Simeone non si dà per vinto, e trova un nuovo e forse più efficace modo per onorare il Signore. Si trasferisce sul fondo di un pozzo abbandonato, che pullula di scorpioni e serpenti. Gli uomini di chiesa, pentiti per il trattamento riservato all’aspirante santo, lo riaccolgono però in comunità, dove egli vivrà per i successivi tre anni. Sempre più inquieto all’idea di vivere nel mondo, egli ottiene dai compagni di potersi stabilire su un promontorio nei pressi del monastero, e lì conduce una vita di penitenza, chiuso in un recinto ed esposto alle intemperie, per quattro anni. La sua fama intanto si va diffondendo fra i pastori della zona, che provvedono a portargli provviste per sopravvivere. Egli si costruisce un primo piedistallo, alto meno di due metri, su cui vive per altri sette anni, fin quando, cioè, non erige la colonna di tredici metri che lo difende dagli inopportuni interlocutori. In cima a tale impressionante pilastro, Simeone si assicura solo con un recinto improvvisato e una catena per dormire la notte. Mangia una volta ogni quaranta giorni e passa le giornate pregando e meditando. Il modello di vita da lui creato conoscerà, dopo la sua morte, un successo inaudito in tutto l’Impero e poi nell’Est. A quanto pare gli stiliti sono ancora relativamente comuni nella Grecia e nella Russia del ‘700. I lavori per onorare la memoria di Simeone hanno inizio pochi anni dopo la sua dipartita, ed è evidente, anche nelle dimensioni del progetto, la commissione imperiale dell’opera. Oltre al monastero, infatti, sorgono vari ambienti per accogliere i pellegrini di passaggio, un battistero e, soprattutto, un’impressionante chiesa costruita intorno alla colonna. Essa si articola come un gigantesco martyrion a croce greca, avente per bracci quattro basiliche orientate verso i punti cardinali (di circa 30mx25 l’una), che si incontrano in un cortile ottagonale con al centro l’ingombrante reliquia. È probabile, stando all’aspetto della vicina San Phocas, che questo cortile, dal diametro di 28 m, fosse inizialmente coperto da una cupola lignea. I forti terremoti susseguitisi fra 526 e 528 potrebbero averla fatta cedere, considerate anche le dimensioni, ed è così probabile che si sia scelto volontariamente di lasciare la corte scoperta (Evagiro visita il santuario nel 560 e non vede alcun tipo di copertura su di essa). Le quattro basiliche che compongono la chiesa servono a convogliare il flusso di fedeli, che per alcuni periodi dev’essere stato davvero consistente, e si articolano su tre navate. La basilica est, quella per le funzioni liturgiche, è leggermente più lunga ed è anche l’unica a presentare le absidi. Quella meridionale presenta invece un atrio monumentale conservatosi particolarmente bene. Gli edifici monastici occupano la parte sud-orientale del pianoro, e in planimetria si organizzano attorno ad una corte interna, di cui due lati con porticato su tre registri. Al monastero è collegata un’altra basilica, riservata solo agli ecclesiasti. L’accesso al santuario avviene attraverso i propilei, oltre i quali si staglia la prima attrazione: il battistero (dove sicuramente venivano convertiti in massa i siriaci). Esso appare in pianta come un ottagono iscritto in un quadrato, sormontato da tamburo ottagonale con una finestra per lato. Su tre lati si aprono delle sale allungate, per accogliere i neofiti, e nel lato est sorge il fonte battesimale. Il battistero è affiancato su tre parti da un portico colonnato e da un’altra basilica ancora. Nel X secolo il monastero assume sempre più l’aspetto di una fortezza. Nonostante l’avanzata e la riconquista degli antichi territori da parte di Bisanzio nel corso di questo e del secolo successivo, la Rocca (traduzione letterale dell’arabo Qal’at) viene espugnata dall’emiro di Aleppo nel giugno 985. Tra il 979 e il 1017 il monastero subisce saccheggi e distruzioni, fino al definitivo abbandono.

Bibliografia

“Siria, Viaggio nel cuore del Medio Oriente”, A. Anania – A. Carri – L.Palmieri – G. Zenoni (Firenze, 2009)

“Siria”, Touring Editore (Milano, 2010)