Vettio Agorio Pretestato (ca. 310-384)

Fra gli anni settanta e ottanta del IV secolo, stando alla testimonianza di Macrobio, un gruppo di tanti dotti quante sono le Muse e le Grazie Messe insieme (cioè dodici: otto Romani, tre Greci e un Egiziano), si riunisce in occasione dei Saturnalia, una festività che si tiene poco prima del solstizio d’inverno, fra il 17 e il 19 dicembre. Nell’arco delle tre giornate, dedicate a conversazioni erudite, gli amici banchettano cordialmente passando di giorno in giorno da una casa all’altra (prima quella di Pretestato, poi quella di Flaviano e infine quella di Simmaco). L’inaugurazione dell’evento ha luogo, com’è ovvio, nella domus del più facoltoso fra tutti, Vettio Agorio Pretestato. Uomo illustre sia per carriera che per cultura, egli è il maggior conoscitore delle norme religiose pagane e fiero avversario del cristianesimo. È lui ad aprire le porte di casa alla compagnia, la sera della vigilia e all’alba del 17. Dopo aver fatto accomodare Rufio Albino, Avieno, Simmaco, Cecina Albino, Servio, Flaviano, Eustatio ed Eusebio nella sua biblioteca, dà inizio alle conversazioni rispondendo in prima persona a una domanda di Avieno riguardo il motivo per cui dalla togapraetexta derivi il suo nome. Veniamo così a conoscere da lui stesso l’origine, più o meno leggendaria, del cognomen di famiglia:

Un tempo i senatori usavano entrare nella Curia insieme ai figli vestiti con la pretesta. Un giorno si discuteva in senato un argomento particolarmente importante, e quando la trattazione fu rinviata al giorno seguente, si decise che nessuno facesse indiscrezioni sull’argomento in discussione prima della decisione finale. La madre del fanciullo Papirio, che era stato con suo padre in Curia, chiese al figlio di che cosa avessero trattato i senatori; il ragazzo rispose che doveva tacere e che non poteva dirglielo. La donna si fa più curiosa: la segretezza della cosa e la riservatezza del fanciullo la stimolano ad indagare, e quindi insiste e si accanisce a far domande. Allora il fanciullo, sotto l’incalzante pressione della madre, ricorre ad una menzogna brillante e spiritosa: in senato - disse - si è discusso se è più utile e vantaggioso per lo stato che ogni uomo abbia due mogli o piuttosto ogni donna due mariti. All’udire ciò quella si spaventa, esce di casa trepidante e porta la notizia alle altre matrone: il giorno dopo una folla di madri di famiglia affluisce da ogni parte al senato. Piangendo e supplicando chiedono di essere mogli di due mariti piuttosto che sposate in due ad uno solo. I senatori, entrando nella Curia, si chiedevano stupiti il motivo di quella manifestazione femminile e il significato di quella richiesta, e temevano come segno premonitore di non lieve evento quella sfrontata follia di un sesso naturalmente riservato. Il giovane Papirio pose fine al timore generale: fattosi avanti nel mezzo della Curia, riferisce per filo e per segno le insistenze della madre e la menzogna che le aveva raccontato. Il senato plaude con simpatia alla fedeltà e all’ingegno del fanciullo e decreta che da quel momento i ragazzi non possano più accompagnare il padre nella Curia, tranne il solo Papirio. In seguito al ragazzo fu assegnato con decreto, in segno d’onore, il soprannome di Pretestato per la sua saggezza nel tacere e nel parlare all’età in cui si porta la pretesta. Il soprannome rimase poi congiunto con il nome della nostra famiglia. [Saturnaliorum Convivia, I, 6, 19-26]

Pretestato, il grande protagonista del dialogo che tanto ricorda il Derepublica di Cicerone (non a caso Macrobio è un commentatore del SomniumScipionis), interviene a più riprese nel corso delle varie giornate, mostrando il suo ingegno, la sua cultura, ma anche l’urbanitas che caratterizza tutto il cenacolo di intellettuali. Quello che Macrobio mette in scena è quindi un convivio di menti eccelse alla pari di quello che secoli prima accoglieva Cotta, Lelio e Scipione: entrambi i gruppi si ritrovano a confronto in un momento delicato per lo Stato, ma gli uomini che danno l’ultima spinta propulsiva al sapere classico, in quella che è stata definita “la rinascita pagana del IV secolo”, non avranno in seguito un grande successo, dovendo cedere il passo a un nuovo mondo, una nuova aristocrazia, un nuovo Stato. Essere pagani in uno stato cristiano non è cosa facile, e Pretestato lo sa bene. Nell’intervenire sulla disputa fra Damaso e Ursino (367) dimostra tutta la sua lucidità politica in un’esclamazione diventata proverbiale: “nominatemi vescovo di Roma e mi farò subito cristiano”. Le notizie biografiche sul suo conto, ci derivano perlopiù dallo storico Ammiano Marcellino e dall’amico Simmaco. Certa è la data di morte, avvenuta sul finire del 384, come testimonia il monumento funerario suo e della moglie, Fabia Aconia Paolina, che gli sopravvive di un solo anno. È su questo altare marmoreo, arricchito su entrambi i lati da senari giambici, che viene riportata la frase hi coniuncti simul vixerunt ann. XL: il fatto che abbiano convissuto per quarant’anni, oltre a denotare una certa longevità, ci aiuta anche a proporre un’approssimativa data di nascita. Considerando che i patrizi romani sposavano le proprie mogli fra i venti e i venticinque anni, sempre ammesso che Paolina sia stata la prima e unica moglie di Pretestato, possiamo collocare la nascita del senatore fra il 314 e il 319, anche se c’è chi ha proposto il 310 identificando il nostro con l’omonimo ierofante che prende parte alla fondazione di Costantinopoli attorno al 330. Il cursus honorum di Pretestato è estremamente ricco, ed è riportato integralmente sul monumento funebre: lo vediamo ora questore, ora CorrectorTusciaeetUmbriae, poi governatore della Lusitania, proconsole di Acaia, praefectusurbi, prefetto al pretorio in Italia e nell’Illirico e infine console eletto per il 385. Ovviamente quest’ultima carica non fa in tempo a ricoprirla. Il suo grandissimo attaccamento al paganesimo tradizionale è testimoniato, oltre che dalle facoltose amicizie e dal circolo di sodali che gli gravita intorno, da alcuni episodi che lo coinvolgono e dalle cariche religiose che non disdegna di ricoprire nel corso della vita. Con la moglie è iniziato ai misteri di Eleusi, Lerna e Egina durante il principato di Giuliano l’Apostata, che lo considera la personalità più adatta a preservare le tradizioni che hanno reso grande la respublica romana. È un fedele praticante del culto di Vesta, di cui diventa anche pontifex. Altre cariche religiose da lui ricoperte sono quelle di pontifex del Sole, curiale di Ercole e augure, e lo scopriamo perennemente impegnato in culti misteriosi come quello di Mitra (di cui arriva ad occupare la massima carica), di Ecate e della Magna Mater. La politica religiosa dei successori di Giuliano, Gioviano e Valentiniano I, è improntata alla tolleranza, anche se la fazione pagana ricorda ancora con ostilità la rimozione dal senato dell’altare alla Vittoria avvenuta per ordine di Costanzo, in visita a Roma nel 356. Nel 367/368 Pretestato restaura il Porticus Deorum Consentium, e i suoi sacrosantasimulacra, nel Foro: è questo l’ultimo monumento pagano ad essere destinato al culto da un’alta carica politica, nella città di Roma. Quando nel 382 una delegazione del Senato tenta di far restaurare l’altare nella Curia, Graziano si rifiuta di riceverla, mentre due anni dopo Valentiniano, simpatizzante di Pretestato e Simmaco, respinge nuovamente la petizione di fronte alle forti pressioni di sant’Ambrogio. Di lì a poco la morte di Pretestato e le dimissioni di Simmaco e Flaviano danno il colpo di grazia all’aristocrazia tradizionalista, che nell’arco di qualche anno si ritroverà, con Teodosio, ad essere, da semplice opposizione, del tutto fuori legge. La morte di Pretestato è un duro colpo per i pagani, che in Occidente sono ancora relativamente potenti rispetto all’altra parte dell’impero. L’ultimo luogo in cui è attestata la presenza di Pretestato, stando alle lettere e al ContraIoannemHierosolymitanum di san Girolamo, è il Tartaro.

Bibliografia:

“La rinascita pagana in Occidente alla fine del secolo IV” di Herbert Bloch (American Academy di Roma, Harvard University), saggio tratto da “Il conflitto tra paganesimo e cristianesimo nel secolo IV” a cura di Arnoldo Momigliano (Oxford, 1963)

http://www.treccani.it/enciclopedia/vettio-agorio-pretestato_(Enciclopedia-Italiana)/

https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/10/13/firenze-trovata-a-limite-sullarno-la-villa-romana-dellaristocratico-vettio-agorio-pretestato-iv-sec-d-c-paragonabile-solo-alle-lussuose-dimore-di-costantinopoli-capitale-dell/

“I Saturnali”, Macrobio Teodosio, a cura di Nino Marinone (Torino, 1977)